All?alba di una fredda mattina del 1971, nella nebbiolina milanese, quando tra i cipressi del Cimitero Maggiore, venne aperta la bara, i necrofori spaventati stavano quasi per scappare. «Ma... hanno sepolto una persona viva...», esclamarono.
«No - rispose Padre Giulio Madurini che era presente allora e che ieri, nello stesso posto, ha ricordato l'episodio - è stata imbalsamata e... in effetti sembra ancora più bella di quanto la vedevo, giovane e piena di entusiasmo». La donna nella bara era Evita Peron, morta a 33 anni, seconda moglie di Juan Peron, il presidente argentino protagonista di una delle stagioni più contrastate del paese sudamericano.
Il suo corpo, era nascosto nel Cimitero Maggiore da 14 anni, sotto un falso nome, Maria Maggi vedova de Magistris. Nel ྃ, dopo tante traversie, con l?aiuto anche di religiosi come il reverendo Madurini, la salma poteva essere riconsegnata al marito, allora rifugiato a Madrid. Per poi trovare sepoltura definitiva qualche anno dopo a Buenos Aires, in Argentina, il paese che Evita tanto amava e da cui non voleva essere scordata. Ma neppure Milano ha voluto dimenticare quell'ospite a cui ha offerto un rifugio segreto per tanti anni. Così ieri nel campo 86 del Cimitero Maggiore, nello stesso posto dove c'era la tomba della sconosciuta vedova, è stato inaugurato un monumento. Anzi, una vera e propria lapide, con una foto di Evita, bell'angelo biondo, alcune sue frasi, e la dedica del Comune e dell?Associazione argentina per la Pace e l?Unità dei popoli.
Un evento più commovente di un funerale solenne, con gli inni di Italia e Argentina, le bandiere al vento dei due paesi, le note del famoso musical ?Don't cry for me Argentina? e la commozione dell?ambasciatore della repubblica argentina in Italia Vittorio Taccetti. Una delle prime persone a scomparire, nel periodo di dittatura che seguì il golpe contro Peron a metà anni , fu proprio Eva.
In realtà Eva Maria Ibarguren Duarte, era morta nel , ma il culto della sua personalità era talmente forte, la sua tomba un pellegrinaggio continuo (la chiamavano la Madonna dei Descamisados, gli umili) che i militari al governo decisero di toglierla di mezzo. Cominciò così il grottesco viaggio di Evita.
Prima nella stessa Argentina. Ovunque sistemassero la sua tomba però si diffondeva subito la voce e il luogo si trasformava in un reliquario. Per stroncare una volta per tutte la devozione verso di lei e ciò che rappresentava, al governo c'era chi voleva distruggere il corpo.
Temendo il peggio si decise di portare la salma in Italia. Venne scelto quel posto anonimo nel Cimitero Maggiore, una tomba con un nome inventato. A Milano Evita era stata nel 1947 durante un viaggio in Europa in cui era stata ricevuta a Roma anche da Papa Pio XII. Nel capoluogo lombardo aveva trascorso una serata alla Scala, mentre a Como per lei era stato organizzato un fastoso ricevimento a Villa d?Este.
Trascorsero 14 anni. Peron non aveva dimenticato la promessa alla seconda moglie sul letto di morte: tenerla vicina ai suoi poveri. «In meno di 8 giorni, quando in genere ce ne volevano almeno 15 - ha ricordato oggi il reverendo Madurini- ottenemmo tutte le autorizzazioni necessarie per la riesumazione».
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