NAPOLI, 9 GIUGNO 2005 - E' finita con una citta' in lacrime abbracciata virtualmente al suo Totem che piangeva e rideva e neanche piu' sapeva come comunicare la sua felicita'.
La giornata surreale di Napoli che ritrova il suo re argentino inizia presto, prestissimo. Diego Maradona ritorna dalla porta principale, come sempre ha detto che sarebbe tornato.
Alle 9.50 l'argentino, con l'ex moglie Claudia Villafanes, le due figlie Djalma e Giannina e con Marcelo D'Alessandro, fratello di Andre's giocatore della nazionale argentina e fidanzato di Giannina si imbarca da Malpensa dove era arrivato di primo mattino da Buenos Aires.. Alle 12.03 appare sulla pista di Capodichino: prima di lui la moglie Claudia, quindi Diego con le due figlie.
Maradona indossa una polo blu, esce scortato dall'aeroporto e si dirige al Majestic dove da ore si e' creata una calca impressionante.
La citta' vive ore di energia e di magia, le radio diffondono le canzoni dell'epoca Maradoniana, gli amici emigrati chiamano a casa per sapere che succede, gli amici nostalgici si chiamano tra di loro, qualcuno gia' piange.
Intanto Diego prosegue. Arriva all'Hotel Majestic, nel quartiere Chiaia a Napoli, esce per un istante dall'albergo, protetto da numerosissimi body guard e agenti di polizia. Con la barba leggermente incolta dice: "Sono qui per la gente". All'esterno dell'hotel ci sono ora circa mille persone tra tifosi e curiosi che intonano cori ed applausi.
Napoli diventa una citta' paralizzata, la circolazione e' bloccata nel quartiere Chiaia. La citta' e' in festa: le tv e le radio locali sono subissate da telefonate e sms. Arrivano anche i saluti delle istituzioni, a partire dall'assessore allo sport Giulia Parente fino al sindaco Iervolino che in serata consegnera' "solennemente la medaglia d'oro della Citta' a testimonianza dell'affetto della folla che gia' da questa mattina lo sta inseguendo e lo circonda".
Alle 13.42 Maradona si affaccia nuovamente per salutare la gente che lo attende all'esterno dell'edificio fumando un vistoso sigaro cubano. Comincia la processione di ex compagni, amici, amici degli amici. Maradona va a pranzo con Salvatore Bagni e la sua famiglia. Singolare la richiesta allo chef: capelletti in brodo.
Anche Corrado Ferlaino arriva al Majestic, viene fischiato dai tifosi. Lui lo saluta e lo abbraccia. Pero' quando la gente canta "chi non salta Ferlaino e'", anche Maradona salta.
Ma nel Maradona-day, che doveva essere la festa di addio al calcio di Ciro Ferrara, anche Gianfranco Zola, indimenticato idolo della tifoseria napoletana dell'epoca maradoniana e post-maradoniana, viene accolto con entusiasmo dai numerosissimi tifosi. Scene di delirio collettivo con inni, cori e canti. La macchina dell'attaccante sardo ha riportato anche qualche lieve danno e sono dovute intervenire numerose guardie del corpo per consentire a Zola di entrare in albergo.
Passano le ore, cresce l'attesa. Intanto nella zona di Fuorigrotta vicino allo stadio San Paolo spuntano vecchie bancarelle, sciarpe e striscioni degli anni d'oro del Napoli e qualche bandiera costruita nella notte per l'occasione.
Quando manca un'ora dall'inizio della gara Maradona si fa vincere dall'emozione. Lascia l'albergo e si da' "in pasto" alla folla, abbracciando tantissimi delle migliaia di tifosi che lo hanno omaggiato per l'intera giornata, stringendo mani, respirando quell'amore condiviso che si sentiva in citta'.
Poi via, di corsa, scortato da 10 auto verso il tempio del San Paolo. Alle 20.55 la testa riccia di Diego esce dal ventre dello stadio e guarda quella folla che ora ha occhi solo per lui. Diego non giochera' ma annuncia che gli piacerebbe fare un'altra gara di addio al calcio a Napoli. Potrebbe essere il 30 ottobre.
Comincia il giro di campo tra la folla in delirio. Lui incita i tifosi, scalcia i fotografi, agita le braccia, tra fumogeni e urla. O mammammammamamma o mammammamamma sai perche' mi batte il corazon, ho visto Maradona, ho visto Maradona, ue' mamma' innamorato son.
Napoli torna capitale. Le tantissime stelle del calcio riunite da Ciro Ferrara, da Zidane a Buffon, da Del Piero a Zola, sono commosse e stupite.
In curva appare uno striscione gigantesco con faccia di Diego. Decine braccia tese si tendono verso Maradona che dribbla guardie del corpo e cronisti e si avvicina agli spalti per unirsi fisicamente con la sua folla.
Per la cronaca, il Napoli di Ciro Ferrara ha battuto la Juventus per 4-1 nella gara d'addio al calcio del campione napoletano. Proprio Ferrara apre le marcature al 15', poi le reti di Careca, Pecchia, Ravanelli (Juventus) e Muro.